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Un’oasi di luce nel deserto

Un progetto di recupero negli Emirati Arabi è di per sé una notizia. Il contesto nel quale è stato completato amplifica ulteriormente la straordinarietà del progetto. L’Al Faya Lodge è un hotel nato dal recupero e dall’ampliamento di due edifici in pietra costruiti negli anni ‘60, ora trasformatisi in un’oasi di relax tra le sabbie rosse ai piedi del Monte Alvaah nell’Emirato di Sharjah. Lo studio Anarchitect ha lavorato sulle preesistenze per dare forma a un boutique hotel di sole cinque stanze.

Oggi il complesso si articola in alcuni volumi bassi, planimetricamente divisi da una strada, che ospitano la reception, l’hotel vero e proprio, il ristorante, una terrazza panoramica e la piscina di acqua salata con annesso centro termale.

Gli edifici si presentano come blocchi monolitici e regolari ma allo stesso aperti e permeabili, in grado di instaurare un rapporto di continuità tra l’interno e il paesaggio desertico circostante, non solo per quanto riguarda le superfici verticali ma anche nella copertura. Oltre al belvedere, ogni stanza è dotata di lucernario grazie al quale poter ammirare uno straordinario cielo stellato.

Nel padiglione del centro termale, la struttura sorge su un podio sopraelevato rispetto al piano del terreno e viene definita da un perimetro in calcestruzzo che incornicia sia i volumi coperti che ospitano le stanze, sia lo specchio d’acqua nitido e preciso.

Ovviamente la forma degli edifici è determinata dalle condizioni particolari del contesto desertico in cui si trova. Nello stesso tempo anche la scelta dei materiali deve tener conto delle caratteristiche del sito e degli aggressivi agenti atmosferici, come l’intensa luce del sole, la pioggia battente, le tempeste di sabbia e le basse temperature notturne.

Per costruire le nuove strutture sono stati utilizzati esclusivamente calcestruzzo e pietra di provenienza locale. Il calcestruzzo levigato, il granito e il travertino sono stati scelti per la loro durata nel tempo, per la capacità di conferire una massa notevole alle murature e per le caratteristiche estetiche che rispettavano l’idea formale del progetto.

L’acciaio corten è l’assoluto protagonista dell’intervento e il suo caratteristico colore rimanda all’immagine dei ricchi giacimenti di minerale di ferro presenti nell’area. Un materiale che permette di sottolineare i nuovi innesti e gli ampliamenti rispetto alle strutture esistenti, garantisce eccellenti prestazioni in un clima arido e desertico, rimanda anche dal punto di vista formale alla presenza storica del ferro nella regione. Il materiale è fondamentale per

I setti verticali che delineano gli accessi, i grandi schermi apribili che segnano il perimetro della piscina, gli imbotti che definiscono logge profonde ma anche gli infissi, puliti ed essenziali, determinano una coerenza formale perfetta e alimentano un dialogo costante con la luce e i colori unici del luogo.

Acciaio corten, massime prestazioni, estetica perfetta

All’interno del progetto dell’Al Faya Lodge trovano posto i serramenti OS2 in acciaio corten di Secco Sistemi, capaci di garantire, nonostante gli spessori minimi e gli ingombri contenuti, le massime prestazioni e di soddisfare al meglio le esigenze estetiche dei progettisti. Le caratteristiche fisiche e tecniche dell’acciaio hanno permesso di ottenere profili sottili, forti e performanti, che definiscono una geometria perfetta e uno stile minimale che è nel DNA del progetto.

La famiglia di serramenti OS2 è una serie molto versatile, grazie alle infinite varianti dei profili, ma anche capace di trasformare la propria immagine in base ai materiali impiegati. Dall’acciaio zincato all’acciaio inox, con le straordinarie qualità di resistenza all’ossidazione e alla corrosione, dalla patina inconfondibile del corten alla ricchezza materica dell’ottone, utilizzato in questo progetto, o alla capacità di assumere i tratti cromatici del bronzo antico. Tutti proposti in un’ampia gamma di finiture e con una resa estetica di alto livello, tutti in grado di interpretare lo scorrere del tempo aggiungendo valore al progetto.

Sono oltre 40 i profili che il sistema a taglio termico OS2 mette al servizio del progetto, molteplici le combinazioni con i quali esprimere la propria poetica progettuale sempre finalizzata alla ricerca della massima trasparenza e della purezza delle linee. Un sistema integrato e versatile con il quale disegnare un serramento che mantiene le proprie prestazioni inalterate nel tempo confermando, anzi arricchendo, allo stesso tempo il proprio valore estetico.

Nel mezzo del deserto ancora una volta i sistemi OS2 hanno rappresentato la meglio i valori di eccellenza, qualità e ricerca che sono nel DNA di Secco Sistemi.

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Exemple

Fluttua nello spazio per descrivere una traiettoria, per delimitare un volume d’aria, per tracciare un segno, un perimetro rigoroso ed essenziale. Trasmette armonia e leggerezza grazie a un movimento silenzioso, continuo, privo di attrito. Genera atmosfere eleganti e sofisticate grazie all’eccellenza delle finiture e dei nobili materiali di cui è composto. Assicura eccellenti performance e soddisfa le richieste estetiche e prestazionali dell’architettura contemporanea, arricchendo di significato l’immagine complessiva dell’edificio. ØG® è il nuovo scorrevole di Secco Sistemi che si muove sfruttando il principio della levitazione magnetica passiva, senza l’impiego di elettricità e motori.

Una vera rivoluzione, un progetto innovativo che solo il know how e la conoscenza approfondita di un’azienda che da 70 anni definisce le tendenze del settore hanno permesso di sviluppare. Come tutti i grandi progetti, ØG® nasceva con un obiettivo ben chiaro: superare il vincolo della motorizzazione e dell’elettricità per movimentare scorrevoli di grandi dimensioni. Occorreva un sistema che permettesse di aprire e chiudere manualmente serramenti anche molto pesanti in modo semplice e sicuro. ØG® è stato sviluppato dopo una lunga attività di ricerca finalizzata con l’impiego del brevetto di Ironlev®, che ha studiato una peculiare geometria dei magneti passivi per sollevare grandi masse lungo un piccolo binario.

Utilizzando questa tecnologia, il serramento viene di fatto liberato dal suo peso e, rallentato solo dall’inerzia della massa, scorre silenziosamente senza fatica, amplificando il comfort per l’uomo e agevolando il gesto di apertura/chiusura per qualsiasi tipologia di utilizzatore.

Il sistema è costituito da un gruppo di levitazione incassato a pavimento che contiene la rotaia di scorrimento, i pattini magnetici Ironlev® e la trave di collegamento con l’anta, del quale rimane traccia visibile solo una fessura di 8 mm, chiusa da spazzolini, senza nessun tipo di sporgenza o ostacolo al passaggio. Nella parte superiore invece, sono collocati i meccanismi per contrastare la spinta di sollevamento dei magneti e abbassare l’anta, garantendo tenuta e chiusura.

ØG® non utilizza energia elettrica e permette di spostare manualmente senza problemi ante fino a 1000 kg. Semplificata anche la manutenzione del gruppo di levitazione grazie alla sua copertura movibile che può inoltre riproporre le finiture dei pavimenti, per una perfetta continuità tra interno ed esterno dell’edificio.

La qualità estetica di ØG® è garantita dall’eccellenza dei materiali utilizzati da Secco sistemi, dall’eleganza dell’ottone, dalla forza dell’acciaio inox, dal calore e dal “fascino vissuto” del corten, dalla versatilità dell’acciaio zincato. Materiali e finiture di altissimo livello che ne permettono l’inserimento in diversi contesti di stile, profili e spessori sottili che lasciano alla superficie vetrata e al contesto il ruolo da protagonista incorniciandolo come in un prezioso quadro d’autore.

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Un nuovo tassello nell’isola dei musei

La sua costruzione è stata parecchio tormentata per via del terreno sabbioso e ricco d’acqua e delle continue revisioni del progetto, soprattutto per quanto riguarda le fondazioni, con conseguente lievitare dei costi, ma finalmente nel Dicembre scorso la James-Simon Galerie di Davi Chipperfiled è stata completata e oggi può svolgere al meglio il proprio ruolo di “porta di ingresso” dell’Isola dei Musei di Berlino.

I lavori avviati nel 2009 hanno fatto seguito al masterplan elaborato dallo stesso Chipperfield nel 1999 per la Museumsinsel che ne faceva uno dei suoi punti cardine insieme a un percorso sotterraneo pensato per collegare tutti gli edifici la Archaeological Promenade. Oltre a un auditorium da 300 posti e a uno spazio per mostre temporanee la James-Simon Galerie ospita oggi i servizi di accoglienza, tra i quali biglietteria, guardaroba, bar, servizi igienici e libreria, per i visitatori dei musei della Museuminsel (Pergamon, Bode Museum, Altes Museum, Neues Museum, Alte Nationalgalerie). Ed è proprio il dialogo che ha saputo instaurare con gli altri edifici il tratto distintivo del progetto. La purezza del bianco, l’inserimento a livello planimetrico nel sito, la scansione regolare del colonnato conferiscono al volume un’impronta classica ma allo stesso tempo un’immagine contemporanea, un’identità forte, rigorosa e severa ma che non prevarica il delicato equilibrio gerarchico instaurato tra gli edifici. I riferimenti formali sono evidenti. Il colonnato di ordine gigante e l’imponente scalinata d’accesso, oltre all’uso della pietra negli esterni, rimandano espressamente agli edifici adiacenti, mentre l’utilizzo calcestruzzo gettato in opera per gli interni è sicuramente una scelta di rottura. Un propileo contemporaneo che si erge su un alto zoccolo in pietra che crea una grande terrazza sul fiume Sprea e dialoga con il Neues Museumprogettato dall’architetto prussiano Friedrich August Stüler a metà del XIX secolo.

Ma la James-Simon Galerie, che deve il suo nome al mecenate tedesco-ebreo che donò la sua prestigiosa collezione alla città, non è solo un prestigioso edificio. Oltre ad assolvere il ruolo di ospitare le funzioni descritte infatti, diventa luogo urbano a cui è affidato il compito di riorganizzare le relazioni urbane e l’accessibilità dell’intera Isola dei Musei. Un edificio pubblico nel cuore della città in grado di generare nuove connessioni, organizzare i flussi, ridefinire le modalità di fruizione dell’isola.

Rigore formale e prestazioni elevate


A dare forma a un approccio progettuale che attraverso un’impostazione classica esprime un linguaggio contemporaneo contribuiscono tutti gli elementi architettonici che definiscono i volumi, le geometrie rigorose, le campiture uniformi. Il disegno delle “facciate” definito dalla scansione modulare delle colonne e dai i giochi di luci ed ombre generati da tettoie profonde viene impreziosito nella sua essenzialità dal perfetto minimalismo dei serramenti EBE 65 ed EBE 85 in ottone brunito di Secco Sistemi.

Immagine pulita, geometrie essenziali, materiale pregiato che bel si integra con le finiture dei serramenti storici presenti negli edifici adiacenti. 
EBE è un sistema versatile, con il quale dare vita a geometrie e profili diversi, che ben si inserisce in contesti storici ma anche in edifici contemporanei grazie alla capacità di dare forma al pensiero architettonico dialogando con gli altri materiali ed elementi compositivi della facciata. nei quali riesce a reinterpretarne l’essenza valorizzandone i caratteri architettonici. Dal punto di vista tecnologico è un sistema che assicura elevate prestazioni di isolamento e tenuta che durano nel tempo. Performance garantite dalla tecnologia della giunzione a taglio termico, in poliammide e poliuretano che permette a Secco sistemi di sviluppare profili strutturali forti con sezioni contenute.

EBE garantisce funzionalità e prestazioni oltre a consentire di interpretare le diverse esigenze progettuali. Combinando infatti l’ampia scelta delle tipologie di apertura alla completa gamma di accessori, i profili EBE propongono numerose possibili varianti al design del serramento, impreziosite dalla qualità assoluta dei materiali disponibili: acciaio inox, acciaio zincato, acciaio corten e ottone brunito.

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Linea, materia, superficie

Il disegno che prende forma attraverso la materia e la superficie, la contemporaneità che si esprime attraverso la geometria e l’equilibrio proporzionale, il progetto che racconta un modo di pensare, ma anche di vivere, in altezza. Le Twin Houses realizzate da Issaias Papaioannou a Ekali, in Grecia, nascono come intervento di riconversione di una grande casa suburbana degli anni ’80 senza particolare pregio architettonico, anzi con alcuni richiami all’estetica postmoderna che non giustificavano una coerenza formale degna di nota. L’intervento ha ovviamente lavorato su alcuni fronti diversi ma integrati.

Dal punto di vista strutturale, l’adeguamento del complesso alle normative antisismiche vigenti ha reso necessaria la costruzione di una nuova facciata in cemento armato autoportante, che avvolge e diventa tutt’uno con l’involucro esistente per fornire rigidità al sistema. Dal punto di vista planimetrico-distributivo invece, le due residenze sono organizzate su tre livelli principali con un volume complessivo diviso di fatto in due parti uguali lungo l’asse nord-sud. Un diaframma evidente identificato da un setto rivestito in legno che penetra profondamente la composizione dall’esterno all’interno della stessa. Proprio l’ortogonalità delle linee, il sapiente equilibrio dimensionale, le linee nette e i tagli diagonali dei tetti, il rigore del segno complessivo trasmettono un’immagine complessiva contemporanea ed elegante.

L’espressività formale è data da dettagli sofisticati, dalla matericità delle superfici, dalla verità dei materiali utilizzati. Cemento, legno, vetro e metallo si esprimono per quello che sono senza mimetismi, ma al contrario lasciano che sia la loro essenza a diventare decoro per l’immagine delle residenze. I tagli e le prospettive generati dalle aperture nette e precise permettono la vista sul monte Parnitha, mentre le grandi aperture facilitano la continuità tra interno ed esterno, tra gli ambienti delle case, i terrazzi e i giardini pensili.

La composizione dei prospetti viene definita dai segni del calcestruzzo a vista, dalle venature uniche del legno, dalle linee parallele e ortogonali dei parapetti essenziali e delle finestre, dalla tridimensionalità generata dai volumi in aggetto, dai riflessi generati dalle superfici vetrate che portano il paesaggio naturale nella descrizione dell’elemento artificiale. La line obliqua della falda del tetto rompe la perfetta ortogonalità e diventa tratto distintivo del progetto.

L’essenzialità del segno di luce

Geometrie nette e precise, spessori ridotti al minimo per scomparire e lasciare alla superficie trasparente e quindi alla luce il ruolo di protagonista, piani che si sovrappongono e arretrano generando aggetti importanti e ombre profonde.

I profili OS265 di Secco Sistemi in acciaio zincato verniciato contribuiscono a definire l’immagine contemporanea delle Twin Houses, garantendo il massimo comfort per chi abita questi ambienti e rispettando il disegno dei prospetti. La famiglia di serramenti OS2 65 associa infatti spessori minimi, alte prestazioni e una resa estetica assoluta, determinata dalla pulizia del disegno ma anche dall’impiego di materiali preziosi. Una serie di serramenti molto versatile, grazie alle infinite varianti dei profili, ma anche capace di trasformare la propria immagine in base ai materiali impiegati.

Dall’acciaio zincato all’acciaio inox, con le straordinarie qualità di resistenza all’ossidazione e alla corrosione, dalla patina inconfondibile del corten alla ricchezza materica dell’ottone, utilizzato in questo progetto, o alla capacità di assumere i tratti cromatici del bronzo antico. Tutti proposti in un’ampia gamma di finiture e con una resa estetica di alto livello, tutti in grado di interpretare lo scorrere del tempo aggiungendo valore al progetto. Sono oltre 40 i profili che il sistema a taglio termico OS2 mette al servizio del progetto, molteplici le combinazioni con i quali esprimere la propria poetica progettuale sempre finalizzata alla ricerca della massima trasparenza e della purezza delle linee.

Un sistema integrato e versatile con il quale disegnare un serramento che mantiene le proprie prestazioni inalterate nel tempo confermando, anzi arricchendo, allo stesso tempo il proprio valore estetico. Dal punto di vista estetico il sistema permette la massima personalizzazione nella composizione della facciata, anche grazie alla scelta dei vetri, la tipologia di aperture, battente, ribalta, bilico, libro ma anche vetrate fisse e schermi di luce con cui comporre in estrema libertà la facciata.

Scheda progetto
Progetto: Twin Houses
Progettista: Issaias Papaioannou
Località: Ekali, Grecia
Serramenti: OS265 zincato verniciato

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Nell’ambito delle iniziative legate a “Matera Capitale Europea della Cultura 2019” e come già avvenuto l’anno scorso con la partecipazione al Vatican Chapel della Biennale di Architettura di Venezia, Secco Sistemi si fa promotrice dell’incontro tra creatività e materia, tra progetto e tridimensionalità, sponsorizzando la mostra “Alla Madre” dello scultore Giovanni Casellato dedicata alla libertà di pensiero, di religione, al coraggio delle proprie azioni, al rispetto delle donne ma anche alla figura della Madre e al suo amore incondizionato.

Con questa iniziativa Secco Sistemi celebra l’anno d’oro di Matera e lo fa attraverso la sponsorizzazione della mostra di un artista che ha saputo esaltare la forza espressiva del ferro, l’unicità delle sue finiture, la capacità di esprimere forza e resistenza ma anche eleganza e bellezza. Valori che rimandano inequivocabilmente alla figura della madre al suo saper essere elemento cardine della società, caratteri ben espressi dalle opere esposte nella sala polifunzionale e negli antichi ipogei del convento di Sant’Agostino. Alte più di due metri, ma caratterizzate da naturale levità, sono sculture e bassorilievi creati dall’artista negli ultimi tre anni, frutto di una ricerca introspettiva e di un percorso spirituale che si sono tradotti in figure che raccontano strati profondi della sua interiorità attraverso precise e riconoscibili simbologie. Opere che colpiscono per la loro “profondità”, ma anche per l’estrema fluidità con cui esprimono il loro ritmo compositivo e quindi capaci di evocare in chi le osserva, differenti e opposte suggestioni.

Idea, progetto, materia e capacità di trasformarla con competenza e creatività. Secco Sistemi non è solo architettura contemporanea o riqualificazione di edifici storici, è anche arte, cultura, espressione di eccellenza sotto ogni forma. Simbolo di un made in Italy vero, di qualità di pensiero e di azione, di organizzazione e progetto, ma anche di attenzione all’aspetto estetico e all’espressione formale dell’idea dell’uomo, l’azienda promuove mostre ed esposizioni sul territorio per indicare nella bellezza l’unica via per il futuro.

Con la mostra di Matera, curata da Chiara Casarin, ma anche con altre iniziative legate all’arte, l’azienda esprime la vicinanza di una realtà industriale alla creatività tipicamente italiana, diventa portavoce per diffondere la cultura del nostro paese, si fa portatrice di un messaggio di bellezza chiamato ad alimentare e nitrire quotidianamente il cuore e la mente dell’uomo.

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Un Wine Resort nel cuore del Salento

Un intervento attento alle preesistenze e al contesto, un progetto di recupero e radicale cambio di destinazione d’uso che non trascura la memoria del sito valorizzandone i caratteri identitari, i materiali originali, i colori, le atmosfere tipiche del territorio. In Terra d’Arneo, il cuore rurale del Salento, sulla strada che collega Lecce a Taranto, alle porte di Salice Salentino, sorge la tenuta di Castello Monaci circondata dai suoi 200 ettari di vigneti. Una location esclusiva per eventi, una cantina vinicola tenuta dal Gruppo Italiano Vini nella quale trova spazio anche un museo del vino testimonianza storica dell’attività produttiva, un complesso che viene completata grazie a uno scrupoloso recupero delle scuderie del castello.
Il progetto, a cura dell’Arch. Alessandra Marseglia, ha ridisegnato planimetricamente gli ambienti dell’edificio ottenendo dieci suite esclusive disposte su due livelli ciascuna con patio o terrazza, una piccola spa ed un ristorante dedicato. Nel rispetto della storia e delle tradizioni costruttive locali, il progetto vuole soddisfare le esigenze dell’ospitalità contemporanea mettendo a punto ambienti eleganti, confortevoli e all’insegna del relax assoluto. Una storia che viene da lontano, una struttura risale al XVI secolo, un insediamento dei Monaci Basiliani utilizzato come luogo di preghiera e ricovero per bisognosi che nei secoli successivi diviene dimora di campagna di nobili famiglie, oggi detenuta dall’ultima discendente dei Provenzano d’Ugento coniugata Memmo.
Oggi, la contemporaneità dell’intervento aggiunge valore a un nobile passato, esalta l’autenticità dei luoghi, valorizza l’identità dell’eccellenze storiche, naturali e artistiche del nostro paese agli occhi degli ospiti internazionali.
Le scelte relative a materiali e finiture si inseriscono in questo percorso. L’uso sapiente dei materiali da costruzione come il tufo, la pietra leccese, il legno di recupero, il ferro corten, e la riproposizione di tecniche costruttive tradizionali diventano espressione di continuità con il territorio e la storia del luogo. Proprio in questo senso è stata fondamentale la collaborazione con Secco sistemi, capace di soddisfare, grazie all’ampia gamma di soluzioni e di finiture l’esigenza di progettisti chiamati a lavorare sull’esistente e a riproporre un’immagine degli edifici storici che sia la più coerente sotto ogni aspetto.

I serramenti ad arco ribassato di Secco Sistemi
Nell’intervento di recupero delle scuderie, grande importanza ha avuto la riqualificazione dell’involucro del suo complesso, al fine di ottenere ambienti interni dal comfort elevato, sia per quanto riguarda le stanze, sia per gli spazi comuni, oltre a garantire la continuità con il paesaggio circostante. Per soddisfare le performance richieste e integrarsi al meglio anche dal punto di vista formale con gli elementi architettonici esistenti sono stati utilizzati i sistemi SA15 in corten di Secco Sistemi. Soluzioni dall’alto valore aggiunto, in grado di assicurare livelli d’eccellenza con spessori contenuti che lasciano ampio spazio alla superficie trasparente sia nelle versioni ad arco ribassato, sia nelle geometrie più tradizionali, entrambe utilizzate nel progetto.
Con i sistemi SA 15 infatti, i profili possono essere particolarmente snelli per la speciale configurazione dei telai, ma al contempo garantire robustezza ed eccellenti prestazioni di resistenza agli agenti atmosferici e di sicurezza. Pur non essendo un sistema a taglio termico, SA garantisce un buon isolamento, grazie alla possibilità di installare vetri dai bassi valori di trasmittanza e alla limitata superficie metallica disperdente. Una specificità che ha consentito di garantire un confort elevato in questo progetto a Salice Salentino, una latitudine alla quale le temperatura non sono eccessivamente rigide ma il comfort degli ospiti deve essere garantito in qualsiasi condizione.
Le finestre SA 15 sono, disponibili in quattro materiali (acciaio zincato verniciato, acciaio inox 304 con finitura satinata e 316 con finitura lucida o scotch brite, acciaio corten e ottone) e in due diverse versioni: a sormonto interno e complanarità esterna con sezione in vista di 85 mm (solo nella versione in acciaio zincato); a complanarità interna ed esterna con sezione in vista di 81 mm.

 

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Secco Sistemi nelle università italiane

Il valore del progetto

Udine, Venezia, Lecce, Perugia, Padova, Milano, Roma, Reggio Calabria. Sono solo alcune delle città che hanno visto Secco Sistemi protagonista di una serie di incontri presso le rispettive sedi universitarie. Un ciclo di seminari itinerante, un percorso per esplorare il valore del progetto sotto tutti gli aspetti, una serie di focus sui diversi aspetti dell’attività di un’azienda capace di dialogare con il mondo dell’architettura contemporanea e allo stesso tempo in grado di mettere a punto un sistema come OS2 75 che si è aggiudicato il Compasso d’Oro, uno dei più importanti riconoscimenti internazionali nel mondo del design.

Conoscenza dei materiali, innovazione e ricerca tecnologica, attenzione al design e all’espressione formale dell’elemento architettonico, flessibilità e personalizzazione delle soluzioni. Le lezioni del direttore creativo Alessandro Pandolfo hanno spaziato su diversi temi e sui caratteri identitari di Secco Sistemi cercando di trasferire agli studenti il “dietro le quinte” di un’impresa di successo.

In alcuni casi è stata la storia protagonista, con un excursus più ampio sull’evoluzione del serramento che con Secco Sistemi colma il divario tra passato e presente grazie alla messa a punto di soluzioni che attraverso il disegno, lo stile e i materiali utilizzati si inseriscono perfettamente in contesti storici o in edifici vincolati andando a sostituire, con bel altre prestazioni, i serramenti esistenti.

I materiali sono stati spesso il filo conduttore degli incontri e non poteva essere altrimenti considerando come proprio l’azienda di Preganziol abbia fatto dell’elevata qualità della materia prima e dell’eccellenza delle finiture preziose uno dei plus della sua ampia gamma di soluzioni.

Non solo Università ma anche Soprintendenze e scuole di specializzazione hanno vissuto momenti di grande interesse e di stimolante dibattito. In collaborazione con ADI, all’interno del programma “Impresa Docet 2019”, è stato organizzato il recente incontro al Politecnico di Milano durante il quale Secco Sistemi ha raccontato la propria esperienza pluriennale nel settore dell’involucro e la collaborazione proficua con il mondo del design italiano.

Un programma articolato e in continua evoluzione, grazie a nuove tappe già programmate e ad altre ancora da calendarizzare, un incontro e confronto tra la competenza e la visione di Secco Sistemi e la volontà di conoscere e capire degli studenti, un tassello per far interagire al meglio il mondo accademico con la realtà professionale, un passaggio fondamentale per portare anche nelle università la “cultura del saper fare” che è propria del nostro paese.

 

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Il tema della cultura come propaganda ed espressione del potere, il controllo delle forme artistiche finalizzato all’affermazione ideologica, il supporto alle forme di creatività per esaltare la visione e il pensiero unico del Reich. Nel progetto di Albert Speer per la Grande Berlino si prevedeva la costruzione di alcuni Atelier di Stato per alcuni artisti che avrebbero dovuto contribuire con la loro opera al ridisegno della capitale. Uno di questi fu realizzato dall’architetto Hans Freese per lo scultore Arno Breker, uno dei più attivi durante il regime nazista, fra il 1938 e il 1941 nel distretto di Dahlem. L’impianto rigorosamente simmetrico dell’edificio longitudinale si articola in tre corpi di fabbrica, dalle dimensioni idonee per ospitare attrezzature tecniche come una gru, un ascensore idraulico e un montacarichi con accesso al seminterrato.
Il rivestimento in mattoni e le portefinestre a tutt’altezza, completamente apribili per consentire il passaggio di grandi sculture, caratterizzano i prospetti rigorosi, mentre gli spazi interni, di ampie proporzioni, sono allestiti con materiali di pregio – basi in marmo per le sculture, stucchi, porte in legno di quercia – e grandi lucernai a soffitto.
Nel corso degli anni l’atelier fu utilizzato sempre più sporadicamente da Breker, che gli preferiva altre location, fino a quando i bombardamenti e i conseguenti danni arrecati a lucernari, copertura, finestre, resero di fatto gli ambienti inutilizzabili.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’ex Atelier Arno Breker è stato utilizzato per la prima volta dalla potenza occupante degli Stati Uniti, per poi divenire di proprietà della città. L’atelier centrale è stato così messo a disposizione di importanti scultori internazionali per l’esecuzione di opere di grandi dimensioni”. Nel 1964/65, Emilio Vedova fu il primo artista internazionale a occupare la parte centrale dell’edificio, mentre nel 1971/72, su iniziativa del Friends of the Brücke Museum, l’architetto Rolf Nieballa divise il grande atelier centrale, precedentemente utilizzato da Vedova, in otto studi più piccoli. Negli anni seguenti, il German Academic Exchange Service (DAAD) e il Senato di Berlino assegnarono questi studi e entrambi gli spazi nell’ala occidentale agli artisti di tutto il mondo. Negli anni ’80 e ’90, artisti di spicco lavoravano nell’ala ovest dell’edificio, dove precedentemente si trovavano gli studi di intonaco e sculture in pietra, mentre altri spazi furono costruiti/rivisti in modo sostanziale.

Nel 2014/15 l’accurato intervento di restauro e trasformazione in Museo d’Arte Moderna ha permesso di recuperare e valorizzare gli elementi principali del volume architettonico, con particolare attenzione agli infissi, ricostruiti con i profili OS2 75, che restituiscono alle facciate l’immagine originale e rispondono adeguatamente ai requisiti di raffinata eleganza degli interni. Oggi il museo ospita numerose opere d’arte del dopoguerra tedesco in un ambiente principale a doppia altezza ampio e luminoso, ideale per valorizzare forme e dettagli di ciascuna di esse.

 

Tra forma e funzione

Da una parte la necessità di ripristinare e mantenere l’immagine originale dell’edificio, i suoi rapporti proporzionali tra pieni e vuoti, tra superfici piene e trasparenti. Dall’altra quella di garantire un apporto corretto di luce naturale all’interno degli ambienti, considerando la destinazione d’uso del complesso. I serramenti OS2 75 in acciaio zincato verniciato di Secco Sistemi assolvono al meglio entrambi i compiti, favorendo dal punto di vista formale la rilettura del progetto e assicurando una luce idonea alla perfetta comprensione delle opere esposte.

Si tratta di una serie molto versatile, grazie alle infinite varianti dei profili, capace di trasformare la propria immagine in base ai materiali impiegati. Sono oltre 40 i profili che il sistema a taglio termico OS2 mette al servizio del progetto, molteplici le combinazioni con i quali esprimere la propria poetica progettuale sempre finalizzata alla ricerca della massima trasparenza e della purezza delle linee.

Pensati specificatamente per la sostituzione di elementi esistenti, i serramenti OS2 75 garantiscono, grazie alle sezioni minime dei profili (da 27 a 62 mm), una superficie vetrata molto ampia, in linea con le tendenze della progettazione moderna ma anche con le esigenze di luminosità degli spazi interni. Una serie molto versatile, grazie alle infinite varianti dei profili, capace di trasformare la propria immagine in base ai materiali impiegati; dall’acciaio zincato all’acciaio inox, con le straordinarie qualità di resistenza all’ossidazione e alla corrosione, dalla patina inconfondibile del corten alla ricchezza materica dell’ottone e alla capacità di assumere i tratti cromatici del bronzo antico. Tutti proposti in un’ampia gamma di finiture in grado di interpretare, trasformandosi, lo scorrere del tempo per aggiungere valore al progetto.

Caratteristiche che hanno permesso ai serramenti OS2 75 di Secco Sistemi di aggiudicarsi il Compasso d’Oro ADI.

Scheda Progetto

Progetto: Kunsthaus Dahlem

Progettista: Petra e Paul Kahlfeldt

Località: Berlino

Serramenti: OS2 75 acciaio zincato verniciato

Installazione: Jens Schröter Metallbau GmbH

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Territorio, design, eccellenza

Volumi puri, geometrie perfette, sapiente uso dei materiali impreziositi dal rapporto con una luce straordinaria. Sono questi i tratti salienti di un progetto dal gusto contemporaneo ma in grado allo stesso tempo di dialogare con le preesistenze storiche. Siamo a Castrovillari in Calabria, in un territorio dal quale si produce un vino unico e la Cantina Ferrocinto è l’assoluta protagonista di una storia fatta di eccellenza e attenzione ai dettagli. La tenuta domina le colline costellate da viti di magliocco, aglianico, greco bianco e montonico, chardonnay e cabernet sauvignon.
L’ingegnere Francesco Lamanna è il progettista del volume della nuova barricaia che si inserisce nel complesso della cantina in relazione all’antico castello di metà ‘800 di proprietà della famiglia Salituri e circondato da circa 50 ettari di vigneto. Viene così a crearsi un complesso unitario le cui direttrici principali sono definite dal sedime del preesistente fienile e dei filari dei vigneti circostanti.
Un progetto nato con l’obiettivo di avere a disposizione uno spazio di circa 1600 mq per conservare e affinare i vini proprio nell’immediata vicinanza dei terreni di produzione, un nuovo volume articolato su due livelli, quello superiore che ospita un unico grande open space adibito a sala degustazione, accoglienza buyer e location per eventi, mentre al piano inferiore, scavata nella roccia, c’è la barricaia vera e propria che ospita 200 barrique di rovere e apposite celle frigorifere per la produzione degli spumanti.
Acciaio corten, acciaio inox e legno sono assoluti protagonista del progetto e definiscono i volumi nei quali si aprono due grandi vetrate incorniciate da un profilo che esalta il contrasto con l’involucro, due grandi cannocchiali che permettono di instaurare uno stretto rapporto tra spazio interno e paesaggio circostante. Materiali naturali protagonisti anche all’interno come nella caratteristica campitura del soffitto a cassettoni in rovere e nella pavimentazione in resina grigia che rievoca le superfici cementizie della tradizione locale.

Tradizione e tecnologia si incontrano a Castrovillari, memoria, testimoniata dalle antiche arcate in pietra del fienile in parte recuperate e innovazione, ben espressa dalla contemporaneità dell’edificio e dalla modernità della barricaia, si confrontano per tramandare l’eccellenza di una storia ultracentenaria ma proiettata nel futuro.

Tagli perfetti sulla natura
Due ampie vetrate sporgono dalla facciata della struttura e si slanciano sulla collina, dando la sensazione di essere sospesi sui vigneti, di percepire la forza della terra, i suoni e i profumi della vigna. Due coni ottici che incorniciano un panorama unico, che accolgono la luce della Calabria e amplificano il rapporto simbiotico con la natura. Proprio per questo uno degli elementi fondamentali del progetto sono stati sicuramente i serramenti, chiamati a soddisfare contemporaneamente le esigenze formali ma anche prestazionali dell’involucro.

Secco Sistemi ha fornito le proprie soluzioni EBE 65 e 4F, entrambe in corten che utilizzato per gran parte delle facciate principali e degli infissi, è stato scelto per il suo colore rossiccio che richiama quello del terreno in sito, caratterizzato da un’elevata presenza di magnesio e di ferro. EBE 65 è un sistema versatile, capace di dare forma al pensiero architettonico dialogando con gli altri materiali ed elementi compositivi della facciata. nei quali riesce a reinterpretarne l’essenza valorizzandone i caratteri architettonici. Con profondità dei profili di 65mm nei quali alloggiare vetri isolanti fino a 48mm, sormonto interno e complanarità esterna tra anta e telaio, EBE 65 è un sistema con elevate prestazioni di isolamento e tenuta. Performance garantite dalla tecnologia della giunzione a taglio termico, in poliammide e poliuretano che permette a Secco sistemi di sviluppare profili strutturali forti con sezioni contenute.
Nel progetto della Cantina Ferrocinto è stato utilizzato anche 4F il sistema di facciata continua che offre al progettista uno strumento per disegnare una facciata su misura e dalle prestazioni tecniche ottimali. L’utilizzo di montanti e traversi di grande inerzia e sezione contenuta, consente di costruire facciate con ampie superfici vetrate, mentre la completa gamma di profili e guarnizioni, offre soluzioni su misura per l’applicazione di vetri performanti di qualsiasi tipo e spessore. L’utilizzo di questo sistema evoluto ha permesso a Castrovillari una trasparenza totale della superficie e una permeabilità visiva assoluta tra interno ed esterno che valorizza la specificità dello spazio e del contesto nel quale si inserisce.
Scheda Progetto

Progetto: Cantine Ferrocinto

Progettista: Ing. Francesco Lamanna

Località: Castrovillari

Serramenti: EBE 65 CORTEN, 4F CORTEN

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Spiazzanti geometrie tridimensionali

Mondi fantastici, geometrie ardite, prospettive stranianti, figure che si intersecano e segni grafici che si rincorrono in diverse direzioni: le costruzioni impossibili di Maurits Cornelis Escher sono il punto di partenza per il progetto di questa nuova residenza in California. Le opere del grafico e incisore olandese, molto amate dagli esperti di diverse discipline che apprezzano il suo uso razionale di poliedri, distorsioni geometriche ed interpretazioni originali di concetti appartenenti alla scienza, sono state molto spesso fonte di ispirazione anche per il mondo dell’architettura.
Due suoi grandi estimatori hanno pensato alla propria casa, incaricando lo studio Ken Linsteadt Architects di partire proprio dalle sue opere. Ne è nato un progetto organico nel quale l’alternanza di pieni e vuoti, di superfici opache e trasparenti, di volumi che si intersecano e prospettive che si rincorrono definisce un insieme complesso di relazioni e rimandi. Il progetto è riuscito a ricreare quell’illusione proposta dall’artista con la grafica bidimensionale ottenendo la percezione dei vari ambienti è affidata al punto di vista scelto dall’osservatore. Nello spazio illusivo della litografia sono infatti compresse tre dimensioni spaziali tra loro ortogonali: le varie entità ivi effigiate, pertanto, possono essere interpretate in modi diversi a seconda della dimensione considerata: una parete diventa un soffitto ma anche un pavimento.
La villa si articola in diversi corpi di fabbrica collegati fra loro ed esplora in pianta le intersezioni di spazi, figure e solidi geometrici. Semplici volumi squadrati sono interconnessi da una galleria-lucernario tutta vetrata, mentre un reticolo di sottili canali e vasche d’acqua si sovrappone al disegno dei percorsi lastricati esterni, che dal patio conducono a una piccola cascata e a un boschetto di cipressi. Superfici trasparenti o materiche si alternano specchi d’acqua e aree delimitate da perimetri rigorosi e identificate da cambi di materiali, texture e cromie.
Un linguaggio contemporaneo che ritrova nei materiali e nell’integrazione nel paesaggio il legame con il territorio e la natura del luogo.
Nei prospetti, rivestiti con tavole di legno o lastre di pietra, si ritagliano le aperture per le quali sono stati utilizzati i profili OS2 75 ed EBE 65 in acciaio zincato burnished black, la cui texture dialoga con gli altri materiali per definire quell’effetto “raw” che è la cifra stilistica del progetto.

Perimetri di luce

Spessori minimi, alte performance e qualità estetica assoluta, determinata dalla pulizia delle linee  ma anche dall’impiego di metalli preziosi. Caratteristiche che hanno permesso ai serramenti OS2 75 di Secco Sistemi di aggiudicarsi il Compasso d’Oro ADI. In questa villa sono stati utilizzati in quanto garantiscono, grazie alle sezioni ridotte dei profili (da 27 a 62 mm), una superficie vetrata molto ampia, in linea con le tendenze della progettazione moderna ma anche con le esigenze di luminosità degli spazi interni. Una serie molto versatile, grazie alle infinite varianti dei profili, capace di trasformare la propria immagine in base ai materiali impiegati. Sono oltre 40 i profili che il sistema a taglio termico OS2 mette al servizio del progetto, molteplici le combinazioni con i quali esprimere la propria poetica progettuale sempre finalizzata alla ricerca della massima trasparenza e della purezza delle linee.

Insieme a OS2 75 nella residenza californiana sono stati impiegati i serramenti a taglio termico EBE 65, caratterizzati da una profondità dei profili di 65mm nei quali alloggiare vetri isolanti fino a 48mm, sormonto interno e complanarità esterna tra anta e telaio.

Un sistema flessibile, completo, con elevate prestazioni di isolamento e tenuta, garantite dalla tecnologia della giunzione a taglio termico, in poliammide e poliuretano che permette a Secco sistemi di sviluppare profili strutturali forti con sezioni contenute.

La tenuta dei serramenti è garantita da un sistema a doppia guarnizione per le porte e da un sistema a giunto aperto con tre livelli di tenuta per le finestre.

EBE 65 garantisce funzionalità e prestazioni oltre a consentire di interpretare le diverse esigenze progettuali. Combinando infatti l’ampia scelta delle tipologie di apertura alla completa gamma di accessori, i profili EBE propongono numerose possibili varianti al design del serramento, impreziosite dalla qualità assoluta dei materiali disponibili: acciaio inox, acciaio zincato, acciaio corten e ottone brunito.

L’impiego delle soluzioni proposte da Secco Sistemi ha permesso di delineare i contorni regolari delle finestre e disegnare il perimetro delle ampie vetrate della villa, contribuendo, con la grande versatilità nel design degli infissi, a stabilire una relazione di continuità fra i percorsi dentro la casa e le geometrie dei tracciati nel giardino.

Scheda Progetto:
Progetto: Courtyard House

Progettisti: Ken Linsteadt Architects

Località: California

Serramenti: OS2 75, EBE 65 acciaio zincato ‘burnished black’

Installazione: Jada Windows

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